Da Londra alla Valtellina: Steven sceglie Morbegno, dove crea la sua musica

Mentre molti valtellinesi scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di una nuova vita, c’è chi fa il contrario e da Londra – città tra le più gettonati dagli expat italiani – viene a vivere a Morbegno. Tra questi c’è Steven Wicks, musicista e insegnante di inglese, che sta per lanciare il suo primo disco da solista, Call this living.
ato nel 1973, Steve è cresciuto nella capitale britannica da mamma irlandese e papà inglese e la musica, a casa sua, non è mai mancata. «Il disco che ascoltavo di più da bambino era un box set di Buddy Holly – ci racconta -, e penso di essermi innamorato della musica per la prima volta a casa di un amichetta, quando ho sentito Nowhere man dei Beatles».

I CONCERTI IN INGHILTERRA

«Ho cominciato a suonare la chitarra a 16 anni, completamente autodidatta. Il mio primo gruppo vero e proprio è stato Mr Lawrence – nome omaggio a Bowie -: eravamo in quattro e avevo 17 anni. Suonavamo nei locali del nostro quartiere e provavamo nella sala dove gli Who hanno fatto uno dei loro primi concerti con il nome di High numbers. Visto che eravamo a scuola avevamo una buona fanbase e quindi i locali ci davano concerti con facilità. Poi un anno dopo siamo diventati i Cortina e, con un nuovo line up, abbiamo cominciato a suonare in tutta l’Inghilterra».

GRANDI NOMI DELLA MUSICA

La carriera di Steven e dei Cortina è subito decollata. «Abbiamo registrato due dischi pagati da due case discografiche che erano interessate a noi – racconta -, ma all’epoca eravamo giovani e un po’ arroganti e senza manager abbiamo fatto fatica a gestire certe situazioni». Nello stesso periodo i ragazzi hanno partecipato a un concorso a Manchester dedicato ai gruppi senza etichetta, arrivando alle fasi finali con i Placebo e i Kula Shaker e finendo anche nella stessa compilation. Ai loro concerti, poi, non sono mancati spettatori di grande calibro, arrivati a sorpresa, come Damon Albarn dei Blur e i Gorillaz.

L’ARRIVO IN ITALIA

«Dopo qualche anno di concerti avevo bisogno di una pausa: iniziavo ad avere un po’ di timore per il futuro» ci racconta, così nel 1999 decide di trasferisti in Italia per un anno. Poco tempo prima, infatti, aveva conosciuto a Londra una ragazza italiana, che poi è diventata sua moglie.
«I miei primi anni qui li ho trascorsi a Pavia, dove ho formato un gruppo: Caine. Insieme abbiamo fatto diverse serate e tra gli spettatori ricordo che abbiamo avuto anche Leroy Johnson di Saranno Famosi: si è messo in prima fila e ci ha fatto un balletto del suo repertorio!».
Ormai Steven vive in Italia da 18 anni, insegnando inglese nella sua scuola privata a Morbegno dal 2005; si è sposato e ha avuto due bambine, interropendo per 9 anni la carriera da musicista.

HOLIDAYS IN GITTANA

Il riavvicinamento alla musica è avvenuto pochi anni fa, con un gruppo tutto italiano, i “Secret Smoker”. Nel 2014, poi, «il mio ex-batterista a Londra, ora paramedico, mi ha invitato a fare un concerto di beneficenza per la London Ambulance service. Abbiamo così creato un gruppo italo-inglese, i Supacow, con la quale abbiamo fatto delle bellissime date a Londra. Una delle nostre canzoni di Natale, registrate per beneficenza, è stata la prima classificata nel 2015 nelle vendite su Amazon Italia, mentre nel marzo 2016 è uscito il nostro disco, Holidays in Gittana».
E dopo questa avventura londinese, Steven ha iniziato il progetto da solista, che ci porta al presente.

E QUESTA SAREBBE VITA

«Con Supacow facevamo fatica a trovare il tempo per registrare – ci spiega – e quindi ho deciso che dovevo fare il disco senza i componenti brittanici. Nel 2016 ho scritto i pezzi, ispirato durante le passeggiate serali in giro per Morbegno con il mio cane. Registravo melodie con il cellulare e poi ci lavoravo tra una lezione e l’altra».
Dopo aver scritto nove brani, insieme all’amico bassista Mattia Bottà di Morbegno, Steven è andato al Bleach studios a Gittana di Andrea Maglia, chitarrista per i Tre allegri Ragazzi Morti e, con l’aiuto del batterista Meme Gerace l’ha registrato in una decina di sessioni.
Il disco, Call this living, – «Che per me la traduzione migliore sarebbe “e questa sarebbe la vita”» -, è una sorta di protesta alla vita in questi tempi: un incrocio tra concept e protest album.
«Il sound è molto difficile da definire e i pezzi variano parecchio, ma ciò che lega il disco è l’idea che in questo mondo, per essere felici dobbiamo trovare qualcosa che veramente ci stimola e ci da sfogo. Nel mio caso è la musica. Tanti brani hanno testi piuttosto da pessimista ma l’ultimo, Epiphany, omaggio allo scrittore James Joyce e il suo “gente di Dublino”, è un momento di chiarezza e per me questo avviene quando sento un brano che mi emoziona».

9 GIUGNO

La copertina è stata disegnata dall’artista Nicole Da Porto: «Avevo visto il suo lavoro in diversi occasioni e il fatto che disegna spesso immagini dell’epoca vittoriana in stile molto inglese mi ha dato l’idea. Inoltre, mi piacciono un sacco i suoi “mutanti”. Quindi mi sembrava un’idea simpatica avere alcuni personaggi dei brani del disco disegnati da lei in una scena quotidiana del ventunesimo secolo stile 1800. Nicole ha veramente capito tutto subito e ha creato una copertina bellissima. Mi toccherà fare un edizione speciale in vinile solo per la copertina», conclude sorridendo.