Alluvione 1987: le testimonianze dei lettori che raccontano i terribili giorni di luglio

L’odore del fango. È questo il ricordo che più emerge dai racconti di chi, 30 anni fa, l’alluvione l’ha vissuta e ne conserva le immagini impresse nella memoria. In un mondo così vicino, ma così diverso da quello di oggi, dove i cellulari e internet non esistevano, dove la principale fonte di informazione era la televisione e le comunicazioni avvenivano tramite il telefono fisso, che non tutti avevano in casa, le sensazioni di quei giorni di luglio del 1987 resteranno per sempre nella memoria di molti, che hanno condiviso il loro pensiero sulla pagina nostra pagina Facebook.

I RACCONTI
Paura, tristezza, sgomento, impossibilità di avere notizie dei propri cari, incredulità. I sentimenti sono tanti e diversi, ma le storie sono tutte simili. Ne abbiamo raccolte alcuni, che pubblichiamo qui di seguito: ricordi che hanno segnato indelebilmente la storia della Valtellina.
SONDRIO INVASA DAL FANGO
“Avevo appena fatto la maturità ed ero in viaggio per Sondrio – scrive Laura -.Io e mia mamma siamo rimaste bloccate a Milano e poi siamo finite a Como ospiti di amici, finché non abbiamo trovato un passaggio da un conoscente che aveva il permesso di circolare (passavano solo i militari e la protezione civile). Siamo arrivate in una Sondrio invasa dal fango e dai mezzi anfibi che dragavano il mallero perfino di notte per evitare il peggio. E a noi non ci è andata poi così male. Posso ritenermi ancora fortunata”.
LA VALLE ALLAGATA
“Avevo 7 anni, abitavo di fianco all’Adda e ricordo che dalla finestra del bagno vedevo il fiume pieno come non mai e tronchi d’albero che galleggiavano – commenta Emanuela -. Poi ci hanno fatto evacquare. Siamo andati da amici in Albosaggia. Da lì vedavamo la valle allagata. Tristissimo.

LONTANO DALLA FAMIGLIA
“Io facevo la stagione al mare e i colleghi hanno fatto di tutto per non farmi sapere nulla – scrive Elisabetta -. Durante un telegiornale ho riconosciuto il mitico don Riccardo e sullo sfondo Ardenno, e mi è preso un colpo. Cercare di telefonare a tutti, allora no cellulare, e trovare tutte le linee interrotte! Terribile per chi lo ha vissuto di persona, ma altrettanto brutto per chi da lontano non riusciva a contattare la propria famiglia. Una preghiera per chi invece non ce l’ha fatta!”

IL SILENZIO IRREALE
“L’odore penetrante del fango – commenta Lucy – il rumore del Mallero che trascinava sassi enormi, la paura di dover abbandonare casa… quel senso di impotenza, la mancanza di notizie certe, Il silenzio irreale, rotto solamente dalle sirene e quegli elicotteri enormi che passando sopra le nostre teste facevano accapponare la pelle… paura, tanta paura…”

Un pensiero riguardo “Alluvione 1987: le testimonianze dei lettori che raccontano i terribili giorni di luglio

  • luglio 19, 2017 in 3:55 pm
    Permalink

    Ero all’epoca volontario della Croce Rossa Italiana, Delegazione di Morbegno. Alle ore 12 del 18 luglio 1987 prendevo servizio per il trasporto dei pazienti emodializzati dalla zona bassa valle al Centro dialisi presso l’ospedale Civile di Sondrio. Pioveva a dirotto, dopo aver fatto in consueto giro mi avvia verso Sondrio, passando sopra il Mallet dal ponte Eiffel notai che il livello del fiume era al massimo della portata. Facendo ritorno in Sede a Morbegno, dopo aver portato alle loro case il gruppo dei pazienti emodializzati del turno del mattino, trovai che la Delegazione era sta messa in allarme dalla Prefettura di Sondrio. Dal comune ci era arrivata la richiesta di presidio del lungo Adda a nord della Città.
    Lungo il pomeriggio io con altri Vds della Cri coi pochi poveri mezzi a disposizione ci siamp adoperati per evacuare diverse persone trasportandole negli alberghi locali. Nelle acque del fiume Adda passava di tutto la mia paura era che l’acqua avesse travolto i paesi a monte del Ponte di Gand, in uno di quei paesi risiedevo io con la mia famiglia. Verso le 18 ci giunse la.notizia che a Taranto era successo qualcosa di grave e che erano morte delle persone.
    Più tardi raggiunse la sede CRI e sostituìi l’operatrice che che era alla radio, inutile dire che avevo i vestiti inzuppato d’acqua e che non mangiavo dalla colazione del mattino ma questa era l’ultima delle preoccupazioni.
    Alla sera. presso il complesso di S.Antonio si costituì il COM dove ad un certo punto fece capo la Colonna dei soccorsi guidata dall’on. Zamberletti.
    Le comunicazioni telefoniche erano saltate ed in attesa che i radioamatori diventassero operativi l’unico canale in funzione era il Canale radio della CRI. Avrei tanto ancora da raccontare, di come ho guidato e sostenuto via radio gli operatori Cri che a bordo di una ambulanza cercavano di raggiungere Tartan, a bordo avevano anche un geologo raccolto lungo la strada.
    Il mattino qualcuno mi sostituì alla radio allora andai all’arrivo degli elicotteri presso il campetto di S.Antonio, bisognava assistere gli sfollati, quanti ricordi.
    Mi fermo qui, verso mezzogiorno del 19 una mano pietosa mi porse un panino e mi desse vai a casa che non ti reggi più, non mi accorto che era 24 ore che non mangiavo e che i vestiti mi si erano asciugati addosso.
    Questo è un mio ricordo.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *